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Rivoluzione d'Ottobre e Restaurazione Capitalistica
Sistema Capitalistico e Sistema Socialista a confronto.
Premessa.
Io sono stanco delle solite conferenze sulla Rivoluzione d’Ottobre che si susseguono da dieci anni a questa parte come un rito, quasi una professione di fede.
E’ sempre lo stesso ed identico schema: Lenin – la Rivoluzione d’Ottobre – la costruzione del socialismo – Stalin e quindi tutta la tiritera Stalin-Trotsky – ecc. ecc.
Alla fine esse si riducono ad un riconoscimento di fatto della sconfitta, perché prima, ma adesso.
Per fissare schematicamente, e che costituisce la base del ragionamento di questa relazione, diciamo della validità della Rivoluzione d’Ottobre e della via dell’Ottobre, la validità della costruzione della società socialista in U.R.S.S. ed in particolare del periodo 1924-1960.
Successivamente queste società sono andate incontro a problemi, che unitisi all’aggressione del blocco dei paesi imperialisti ha portato alla momentanea sospensione di questa esperienza.
Il sistema capitalistico, cioè, ha risottomesso alle sue leggi questi paesi: l’U.R.S.S. ed i paesi socialisti dell’area balcanica.
Sono passati dieci anni.
Dieci anni sono da un punto di vista scientifico, considerato il campo in esame, un periodo sufficientemente lungo per poter tracciare un bilancio.
Noi ci atterremo strettamente alla più banale informazione, all’informazione, e quindi ai dati, che la propaganda più spicciola dell’imperialismo fornisce, quella cioè del Corriera della Sera, la Stampa, il Sole 24ore, la Repubblica, la televisione e la radio: ossia la sezione dell’Agit-prop dell’Imperialismo. Quella che è maggiormente sotto il più rigido e burocratico controllo dell’Imperialismo e quindi con scarsissime, se non nulle, possibilità che possano essere stati filtrati dati, notizie, informazioni ostili all’Imperialismo o che esso non voglia e da esso ritenuti nocivi.
I dati, cioè, su cui si discute avvengono alla luce ed in base al ben noto principio:
“ A dichiarazion di parte, inutilità di prova.”.
Il dato più generale ci dà una condizione di vita materiale e spirituale di fame e di disperazione.
I tassi di disoccupazione sono elevati ed i salari sono bassi.
Nei luoghi di lavoro non esiste alcuna misura di sicurezza sul lavoro.
Le donne albanesi, polacche, ucraine, rumene, russe sono territorio di caccia: è merce a più basso costo per la prostituzione e per il commercio degli organi. Su donne e bambini si attua la più feroce tratta degli schiavi.
I bambini sono territorio di caccia di commercio per famiglie occidentali desiderose di figli e che con pochi spiccioli depredano alle famiglie di quest’area geografica. Molto spesso questi bambini sono rapiti e le autorità locali sono compiacenti, quando non sono complici.
E questa è la sorte migliore per questi bambini.
In generale essi vengono sottoposti a brutale sfruttamento: impiegati in luoghi di lavoro malsani e per un lungo periodo di tempo, oppure impiegati per il commercio sessuale: prostituzione, pedofilia, ed infine per il commercio di organi.
Il commercio d’organi per donne, bambini ed uomini di quest’area geografica è quanto di più truculento e bestiale vi possa essere: chi ‘ vende’ è trattato come carne da macello, sbattuto su di un tavolaccio viene letteralmente squartato e poi ricucito alla ben meglio, poche sono le misure per la sterilità del campo operatorio ed assai basso il livello e la qualità dell’anestesia; l’importante è espiantare l’organo. Situazione assai ben diversa per chi ha comprato l’organo: cliniche di lusso, sale operatorie attrezzate di tutto punto. Sono operazioni che avvengono nella più completa illegalità e nella più totale segretezza e dove i costi possono essere abbassati solo sul versante di chi ‘ vende’ l’organo.
Molte volte quando voi sentite di cadaveri di donne, uomini, bambini rinvenuti bruciati, quello è un espianto poco riuscito. Si preferisce allora bruciare il corpo e cancellare così qualsiasi prova dell’espianto. Il più delle volte non se ne sa niente, molte altre vengono dati per dispersi, altre ancora inclusi tra i cadaveri o dispersi di navi che cercano l’attracco nei porti italiani.
Il più delle volte il tutto avviene in quest’area geografica per cui non se ne conosce neppure l’esistenza. Alcune prostitute, infine, vengono fatte partorire al solo fine d far nascere un bambino per poterne espiantare gli organi.
I telegiornali di tutte le reti nazionali: Rai, Mediaset, La Sette, nelle due principali edizioni: serale e notturna del 5. novembre. 2001 hanno dato la notizia della scoperta da parte della polizia di questo vasto e scellerato traffico: rapimenti-adozioni, prostituzione, commercio d’organi e commercio sessuale di donne e bambini.
L’intera economia del Nord-Est d’Italia, delle Marche e della Puglia è basata sullo sfruttamento dei popoli balcanici. Basti pensare che la riunione della Confindustria del Nord-Est è stata tenuta quest’anno in Romania. E questo la dice assai lunga.
L’Albania è un paese totalmente distrutto ed alla fame. Sono state distrutte fabbriche, interi quartieri popolari sono stati abbandonati al saccheggio ed alla devastazione. L’importante biblioteca agraria:
essa costituiva la più ricca biblioteca agraria è stata semplicemente distrutta. Sono andati persi antichi testi ed antiche documentazioni di agraria.
La Jugoslavia è stata smembrata ed è sotto le sofferenze di una guerra da dieci anni.
La Polonia conosce una grave situazione con una disoccupazione alta ed un livello salariale bassissimo.
Lo stesso l’Ungheria, la Cecoslovacchia.
Romania, Cecoslovacchia, Ungheria sono rapinate delle loro materie prime e dei loro prodotti industriali. La DDR è un centro di miseria, di disoccupazione e disperazione. Qui l’imperialismo, la SPD e la CDU hanno organizzato squadracce naziste al fine di contrastare il loro fallimento e come strumento di repressione contro la popolazione della DDR.
In questi paesi non esiste alcuna garanzia sociale: sanità, edilizia popolare, servizi, ecc.
La televisione italiana in questo ultimo anno ci ha fatto vedere ed informato delle condizioni di intere categorie: militari, minatori, insegnanti, operai di molte fabbriche, lavoratori del pubblico impiego che non vengono pagati da mesi; prezzi dei generi alimentari alle stelle, ecc., disegnando un’economia statale in totale disfacimento.
La televisione italiana ci ha anche informato circa le popolazioni russe prive persino di un pezzo di legno per riscaldarsi durante il rigido inverso russo, e siberiano in modo particolare.
Ci ha anche informato di decine di morti di anziani e di lavoratori per assideramento.
Ci ha anche informato e documentato abbondantemente di uomini e donne, molti sono anziani, che dormono in cartoni e dove sono sorte intere zone trasformate in cartoonville.
Le condizioni di vita negli ultimi dieci anni sono precipitate in termini assoluti, facendo precipitare la vita media dei sovietici e con una forte contrazione della popolazione a causa appunto delle condizioni di vita.
I dati statistici russi di settembre 2001 dicono:
“ La popolazione russa è diminuita di 589.700 persone nei primi otto mesi dell’anno e si attesta a 144milioni e 200mila di persone. Questa diminuzione è superiore a quella registrata nello stesso periodo del 2000 quando la contrazione è stata di 507.400 persone: questo secondo i dati del Comitato Statale di Statistica russo.
La popolazione russa diminuirà di 11milioni e 600mila persone nei prossimi quindici anni, attestandosi su 134.milioni di abitanti.
Dal 1992 la popolazione russa è diminuita senza interruzione.
Il sistema di salute pubblica precario unito all’alcolismo sono le cause di queste morti e di questa contrazione della popolazione russa.
La stampa e la televisione italiana ci hanno informato ed abbondantemente di una mafia russa che presa il controllo di parte dell’economia russa. Recentemente è stato arrestato in Italia per traffico di armi, droga ecc. uno di rappresentanti di questi nuovi padroni russi, che ha il controllo di industrie e banche e fonti estrattive. E’ stato arrestato in una lussuosa villa della capitale: teneva un party, rivelando così essere l’italica capitale zona di transito e soggiorno di capitali ed uomini della mafia internazionale e russa in modo particolare.
Immense proprietà statali sovietiche, di proprietà del popolo lavoratore sovietico – all’indomani del 1917 non c’erano e sono state il prodotto della Rivoluzione d’Ottobre e della costruzione del socialismo in U.R.S.S. e nei paesi balcanici – sono cadute nelle mani di questi nuovi padroni, ma la maggior parte è stata rapinata dai grandi gruppi monopolistici internazionali: Ford, Fiat, Mitshubishi, Bayer, Rockfeller, ecc., che si sono impadroniti, hanno rapinato!, delle immense ricchezze in materie prime, capitali, tecnologie e conoscenze scientifiche sovietiche: un enorme patrimonio scientifico.
Tutte le recenti scoperte nel campo medico e nel campo della Genetica, per esempio, si sono avute successivamente al 1994. In verità questi erano risultati e pratiche mediche e scientifiche sovietiche, specie nel campo medico ed in quello agro-alimentare.
L’intero territorio sovietico è sottoposto al più brutale e sfrenato sfruttamento e rapina delle materie prime: petrolio, gas naturale, oro, argento, bauxite, alluminio, carbone, legname, ecc. ed il territorio sovietico trasformato in una autentica cloaca, una discarica a cielo aperto di materiale radioattivo e discarica per materiale inquinante per poche centinaia di dollari.
E questa è anche una delle cause dell’alta mortalità sovietica e dell’abbassamento dell’aspettativa media di vita!
Nonostante questa rapina il sistema capitalistico non è riuscito a parare la grave crisi di sovrapproduzione che l’attanaglia e dopo non appena 3 anni una pesante crisi ha investito i mercati russi e l’intera area balcanica, trascinando prima i mercati asiatici e poi estendendosi in maniera minacciosa sui mercati statunitensi ed europeo-occidentali: crisi dell’agosto 1997.
Attua in U.R.S.S. la politica di sterminio del popolo nemico: il popolo sovietico. L’imperialismo ed il sistema capitalismo non è immune da tale pratica. Sin dal suo inizio nel lontano XVI, 1500, ha attuato il genocidio di massa e l’estinzione razziale nei confronti delle popolazioni dell’America Latina da parte dell’impero spagnolo e poi da parte degli stessi ‘States’ verso i popoli indiani, per non parlare dell’imperialismo britannico e per non dire della criminale politica dell’Inquisizione che costò oltre 700milioni di morti e per non dire della guerra batteriologica della Spagna verso l’Italia meridionale nel 1648 quando diffuse e propagò la peste per sterminare il popolo napoletano.
Una disamina, sia pure a volo d’uccello, deve essere dedicata alla politica culturale.
L’imperialismo ha dedicato un’attenzione particolare all’assalto sul piano culturale una volta che ha risottomesso alle leggi della proprietà privata e del mercato l’U.R.S.S. ed i paesi balcanici.
Innanzitutto si è provveduto a licenziare tutto il personale insegnante a tutti i livelli che si mantenevano in qualche modo fedeli alle teorie ed alle pratiche del sistema socialista. Nella maggior parte dei casi sono costretti a mendicare per un lavoro precario, giornaliero e molti di questi erano docenti universitari, ricercatori, scienziati.
Una particolare attenzione è stata dedicata alla cultura.
Qui si è provveduto alla distruzione di intere biblioteche e di un intero patrimonio culturale e scientifico. Basti pensare che nella sola Albania è stata distrutta l’importante biblioteca agraria: la più importante dell’intera area balcanica ed in certi tratti di tutta Europa, per la raccolta di testi e documenti antichissimi circa la questione e la condizione agraria. Intere collezioni e biblioteche sono state mandate al macero. Qui Hitler e Mussolini sono effettivamente due ingenui bambini che giocano un po’ con il fuoco e dove il film Fahrenheit 451 è solo un ingenuo tentativo reazionario anticulturale. Come sempre la realtà supera la più spregiudicata fantasia e rende miseri i più spericolati voli pindarici della mente: l’Imperialismo in crudeltà, miseria, infamia sa essere assolutamente superiore, inimitabile ed inimmaginabile: insuperabile in termini assoluti. Esso in realtà condensa tutta la brutalità delle classi sfruttatrici che si sono sin qui succedute e condensa in sé tutta la disperata resistenza di queste classi contro il superamento della proprietà privata.
La stessa stampa imperialista non ha mai contestato l’alto grado culturale dei lavoratori sovietici e la forte tiratura di libri, riviste e giornali e la grande quantità di giornali e riviste che esistevano in Unione Sovietica, ciascuna ad altra tiratura. I grandi classici della letteratura mondiale avevano un’alta tiratura e più volte ristampate: Dante, Shakespeare, Diderot, Voltaire, autori francesi, inglesi, statunitensi, spagnoli, ecc. Il grado di istruzione media dei sovietici era alto ed alta era la loro sensibilità e coscienza culturale. Affollati erano i teatri e cinema e molte erano le pubblicazioni di romanzi, novelle, poesia di autori moderni e contemporanei. La produzione cinematografica vedeva un pubblico attento e molto numeroso in tutti gli Stati dell’U.R.S.S., ecc.
Questa affluenza alta, questo pubblico di usufruitori del prodotto artistico non riguardava l’élite ma l’intera massa di operai e lavoratori sovietici.
All’indomani dell’abbattimento dei paesi socialisti una feroce e scellerata pianificazione anticulturale ha aggredito questi paesi.
In questo clima di ferocia sanguinaria anticomunista ed antioperaia, la repressione comunista è all’ordine del giorno: essa ha colpito sin dall’inizio i quadri comunisti, gli operai ed i lavoratori comunisti. Decine di migliaia di comunisti sono tenuti chiusi nelle carceri zariste.
Una violenta azione di odio, inoltre, si è abbattuta sui quadri che si sono opposti al nazismo, un’autentica vendetta che colpisce uomini e donne ormai anziani, quadri dell’esercito in pensione, che vengono sottoposti a repressione, carcere duro per la loro opposizione all’aggressione nazista.
Pesante repressione e carcere duro per tutti i quadri comunisti che si sono battuti negli anni Settanta-Ottanta contro la degenerazione capitalistica in U.R.S.S. E’ un’autentica azione di vendetta condotta con ferocia sanguinaria e spietatezza ove anche qui Hitler e Mussolini sono solo degli ingenui fanciulli in vena di giocare a guardia e ladri.
Dalla stampa, da tutta la stampa internazionale del periodo 1930-1989 e da tutto l’apparato d’informazione ( stampa, televisione, cinema, teatro, ecc. ) internazionale, sempre del periodo 1930-1989, noi ricaviamo che l’attuale situazione in U.R.S.S. non esisteva assolutamente.
Se la stampa imperialista avesse avuto notizia dell’esistenza di almeno un millesimo di quanto c’è oggi in U.R.S.S. e nei Balcani, a partire dal periodo 1948-1989, avrebbe scatenato una campagna pubblicitaria per dimostrare il fallimento del socialismo in U.R.S.S. e nei paesi balcanici.
Essi non hanno mai parlato di disoccupazione, di uomini e donne ed anziani costretti a vivere nei cartoni, né di morti per assideramento, di prostituzione, di efferati crimini e di mafia russa ed albanese.
L’unica cosa che alcune volte hanno cercato di imbastire è stata attorno all’alcolismo, quando le autorità sovietiche decidevano di elevare il prezzo della vodka al fine di scoraggiarne l’uso e varie ordinanze di pubblica sicurezza sulla vendita, ecc.
Gli imperialisti dicono che il regime totalitario sovietico non faceva trapelare niente e che quindi essi non erano informati.
La cosa oltre che essere falsa, è assolutamente ridicola.
Sul territorio sovietico esisteva una nutrita compagine diplomatica: ambasciate e consolati di tutti i paesi imperialisti e lo stesso nei paesi balcanici, oltre ai servizi segreti britannici, statunitensi, francesi, sionisti. Il territorio sovietico era sottoposto ad un controllo metro per metro da questa pletora di diplomatici oltre ad essere spiata da satelliti, ecc.
I fenomeni sociali della disoccupazione, della prostituzione, della droga, della mafia, dell’alloggio e della miseria sono come la rogna non si possono occultare a lungo.
Gli imperialisti non avevano da documentare niente, perché niente era da documentare.
Possiamo così, secondo il metodo della verifica sperimentale indiretta, affermare che in U.R.S.S. e nei paesi socialisti dell’area balcanica non esistevano assolutamente le attuali condizioni di vita e di lavoro, materiali e spirituali che oggi l’imperialismo impone in quest’area, frutto della restaurazione capitalistica.
Lo stesso in Afganistan: quando il paese era governato da forze democratiche e progressiste e viveva in un rapporto di amicizia con l’U.R.S.S., sottraendosi così alle mire imperialiste, non esistevano le attuali condizioni di disperazione che attanaglia il popolo afgano.
La furia mistica dei talebani e dei mujadin non esisteva.
Essi sono stati creati dall’imperialismo per abbattere il governo afgano e per creare un’economia sottomessa e dipendente da loro, hanno distrutto l’economia precedente ed al suo posto hanno dato via ad una possente produzione di droga, smerciando la quale talebani e mujadin finanziavano la guerriglia contro il governo legittimo afgano. Dalla guerra contro il governo legittimo afgano si determina un forte innalzamento della produzione e dello spaccio della droga nei paesi occidentali: con la morte e la disperazione di giovani e di famiglie veniva sovvenzionata la guerriglia contro il governo legittimo afgano. L’imperialismo statunitense, britannico, francese, tedesco hanno eccitato le divisioni religiose e tramite truppe mercenarie hanno imposto un regime di terrore e feudale in Afganistan. Quindi anche da questo punto di vista si assiste al totale fallimento dell’azione del capitalismo, lì dove cerca di reintrodursi e di restaurare le leggi del capitale, del mercato e della proprietà privata, determinando un forte peggioramento ed arretramento nelle condizioni di vita e di lavoro, materiali e spirituali del popolo afgano, rispetto a quelli degli anni Sessanta-Settanta.
I dati sperimentali: ampi, ricchi, inerenti tutti i campi e per l’intero periodo in esame confermano che i popoli dell’U.R.S.S. sono tornati indietro, sono stati fatti precipitare alla situazione pre-1917.
L’intera area balcanica è stata fatta precipitare indietro al 1917 con la frammentazione territoriale, determinata dal disfacimento dell’impero austro-ungarico ed imposto l’instabilità, determinata dalla lotta dei paesi imperialisti: Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Vaticano per la spartizione dell’area balcanica.
La Cecoslovacchia è tornata indietro al 1920, quando venne divisa in Ceco e Slovacchia.
Le condizioni di vita e di lavoro, materiali e spirituali sono precipitate al livello degli anni Venti.
Questi pur semplici ed elementari dati mostrano e confermano il totale fallimento della restaurazione capitalistica in U.R.S.S. e nei paesi balcanici.
Il capitalismo non è stato in grado di mantenere i risultati che il sistema socialista aveva raggiunto.
Il capitalismo non è stato in grado di spostare in avanti le condizioni di vita materiali e spirituali dei popoli dell’U.R.S.S. e dei paesi socialisti dei Balcani.
La restaurazione capitalistica ha fatto, invece, precipitare l’U.R.S.S. e l’intera area balcanica nella situazione pre-1917.
Il sistema capitalistica che nel lungo periodo: 1600-1924 non era stato in grado di contribuire allo sviluppo di quest’area geografica, è invece riuscito nel breve giro di un decennio a farlo precipitare nella miseria, la guerra, la devastazione, azzerando tutti i benefici economici, politici, sociali, civili, culturali, materiali e spirituali che il sistema socialista nell’arco complessivo di settant’anni aveva saputo costruire.
Il sistema di produzione e distribuzione socialista si conferma quindi ed in maniera netta e senza appello superiore al sistema capitalista.
La via dell’Ottobre si conferma quale l’unica via che il proletariato ed i popoli hanno per migliorare ed avanzare sulla via della pace, del progresso e della democrazia.
Nella competizione tra i due sistemi lungo il periodo di settanta anni il sistema socialista ha confermato costantemente la sua superiorità.
Lo conferma anche adesso negli ultimi dieci: il capitalismo, la proprietà privata ed il mercato arrecano al proletariato ed ai popoli solo morte, distruzione, disastri, miseria, disoccupazione, guerre.
Il sistema capitalista è fallito in U.R.S.S., nella DDR ed in tutti i paesi socialisti dell’area balcanica.
Questi i dati.
Questi i fatti.
La via dell’Ottobre è, e resta, la via maestra.
La via tracciata da Marx-Engels “ Proletari di tutti i paesi, unitevi!” resta l’univa via perseguibile.
L’imperialismo nei soli ultimi dieci anni, senza la pesante limitazione del campo socialista, ha fatto precipitare il proletariato ed i popoli tutti nel baratro senza fine della guerra, del disastro ecologico, mettendo seriamente in pericolo le stesse condizioni di esistenza degli uomini.
Esistono nel mondo più di cinquanta focolai di guerra e l’imperialismo continua ad estendere le minacce di guerra, di aggressione e di distruzione del pianeta e dell’intero spazio circostante la Terra.
Il fallimento di questi dieci anni della restaurazione capitalistica in quest’area geografica confermano appieno le analisi e le teorie che già Marx ed Engels avevano indicato sulla barbarie del sistema capitalistico e sui danni sconfinati che la legge del profitto, del mercato e della proprietà privata avrebbero arrecato, confermando appieno la loro indicazione di liberarsi ed al più presto del capitalismo, della proprietà privata per una società dei produttori. E la via dell’Ottobre è la via che Lenin ha tracciato per liberarsi dal capitalismo, dalla proprietà privata, dal mercato e dalla legge del profitto.
Dove sono oggi?
Verso la fine degli anni Settanta Lech Walesa lanciò il grido di dolore per lo stato in cui versava il proletariato polacco ed in modo particolare gli operai del porto di Danzica; fino alla costituzione del sindacato Solidarnosc.
La prima cosa che l’imperialismo ha fatto una volta penetrato in Polonia è stato di acquisire il porto di Danzica, è una società americana, licenziando e sottoponendo a brutale sfruttamento gli operai di Danzica, che sono così precipitato alla situazione degli anni venti.
Adesso Walesa non ha più il coraggio di farsi vedere in giro e vive arroccato e ben lontano da Danzica e dagli operai portuali. E non può essere diversamente se l’imperialismo americano in prima persona e Reagan in prima persona provvidero, dopo l‘incontro in Vaticano con Woytilia, a far affluire milioni di dollari ed altre centinaia di milioni di dollari pervennero tramite il sindacato americano AFL-CIO, oltre 12miliardi di lire pervennero tramite il Banco Ambrosiano dall’Italia.
Per quanto attiene l’Italia l’intero caso Sindona e la morte di Calvi sono tutti legati a questi forti sovvenzionamenti che la banca vaticana fece ai movimenti reazionari in Polonia
Era evidente sin da allora l’azione di provocazione che Solidarnosc e Walesa tramite il Vaticano e Woytilia svolgevano in quel paese socialista e la funzione di destabilizzazione nei paesi balcanici ed in modo particolare nel mar Baltico. Il porto di Danzica è sempre stato materia di tensione, tant’è che dopo la prima guerra mondiale non riuscendo a spartirselo i paesi imperialisti ne fecero una regione autonoma: il corridoio di Danzica, appunto.
In Italia alte si alzarono le grida di dolore in difesa di Solidarnosc e di Walesa, divenuto paladino della pace, del lavoro, del progresso e questo non da parte delle forze dichiaratamente reazionarie ed anticomuniste ed antioperaie, bensì da parte di forze che si dichiaravano a sinistra, addirittura più a sinistra, extraparlamentari, anima critica della sinistra, che non dogmatiche sapevano sviluppare la critica al loro stesso interno.
Queste formazioni, in realtà gruppi e circoli locali, assieme ad alte e sensibili personalità della sinistra italiana da tempo avevano sviluppato una critica alta ai paesi socialisti ed all’U.R.S.S.
Il cuore dell’on. Pietro Ingrao sanguinava per le criminali condizioni di vita ed il terrore sotto cui i popoli dell’U.R.S.S. vivevano; sanguinava anche quello della Rossana Rossanda, della Maria Antonietta Macciocchi, di Vittorio Foa, di Tronti, di Trentin, l’intero Manifesto era tutto schierato in questa battaglia contro la barbarie e la civiltà. Si parlava in quel tempo addirittura dell’U.R.S.S. come di un sistema di produzione asiatico. Poteva la casa editrice Einaudi non pubblicare prontamente uno scritto sul modo di produzione asiatico? L’attenzione della Maria Antonietta Macciocchi era tutta rivolta all’Albania: alto si levava il suo grido di dolore per lo strazio che la distruggeva a vedere le condizioni dell’Albania e della cultura albanese. Con grande coraggio e sfidando i pericoli dall’Albania si fece autrice di lunghi servizi pubblicati sul giornale della Confindustria, il Corriere della Sera, sull’Albania. Rossana Rossanda non poteva essere da meno e non sfiguravano certo la Luciana Castellina e Lucio Magri. Venivano condotte analisi dotte ed approfondite sul capitalismo di stato dell’U.R.S.S. sul socialimperialismo sovietico.
Ovviamente i cuori di questi signori batterono all’unisono con Walesa, il papa e con Reagan in difesa del proletariato polacco.
Non mancarono all’epoca scritti di Sweezy, Bettelheim che dall’alto dell’eccelsa cultura economica dimostravano la natura capitalistica dell’U.R.S.S. e le pesanti condizioni di dittatura sotto cui versavano i popoli ed il proletariato dell’U.R.S.S. e dei paesi balcanici.
Persino il fatto che alle elezioni vi fosse un’alta percentuale di votanti, percentuale che i paesi capitalistici non conoscevano affatto: il 94-98% di votanti veniva presentato come ‘ elezioni bulgare’, per indicare il grave dato negativo di una tale alta affluenza elettorale. E tale termine veniva usato anche per l’affluenza alle urne nelle regioni rosse: Emilia-Romagna e Toscana.
Ma che poi in Inghilterra non si andasse al di là del 60% e negli States si raggiungeva con grandi difficoltà il 60% e che negli States occorreva dichiarare al comune di residenza all’atto della maggiore età a quale partito si intendeva aderire: bene tutto questo apparteneva alla democrazia occidentale, alla libertà ed alla libera partecipazione degli uomini alla vita politica: bene di tutto questo vi era assai poco, in verità niente.
Il dito era ben puntato contro i paesi socialisti.
Non diversamente questi gruppi e formazioni locali, ma che poi non facevano che fare da eco al Manifesto, ed i loro capi erano poi Ingrao, Rossanda, Vittorio Foa, Luciana Castellina, Lucio Magri,
Tronti, Trentin, a parte la corrente socialista di Reiser, Lelio Basso, ecc.
Non diversamente sanguinava il cuore ed alto si levava il grido di dolore dei cinesi che quotidianamente sui loro organi di stampa documentavano la degenerazione revisionista e l’anarchia nella produzione che dominava in U.R.S.S. per il fatto che mancavano sul mercato le pentole di piccole dimensioni prevalendo quelle di grandi dimensioni, et similia.
Difficilmente si vedevano articoli sulle gravi condizioni di vita degli operai americani, sottoposti al più brutale sfruttamento, gli alti indici di disoccupazione, lo sfruttamento delle popolazioni di colore, le condizioni di vita degli operai statunitensi ove non esiste l’assistenza sanitaria e di migliaia e migliaia di lavoratori ed anziani che venivano cacciati dagli ospedali e gettati in quei pochi ospedali pubblici ove non esisteva assistenza alcuna, essendo il sistema sanitario sotto il controllo delle società finanziarie e chi non aveva l’assicurazione o non aveva pagato il rateo non aveva diritto ad alcuna assistenza sanitaria se non quella di qualche ospedale pubblico, ove non si garantiva alcun livello di assistenza.
Questi signori si guardavano bene dal denunciare, dall’aprire una seria campagna di stampa, sull’assurdo democratico che esiste in Inghilterra ove continua ad esistere una monarchia e dove il sistema elettorale è un’autentica farsa e dove l’opposizione non ha alcun modo di esprimersi.
L’Inghilterra veniva presentata come un modello di democrazia: un sistema monarchico?
Ma si sa all’indecenza non c’è fine!
All’epoca di Solidarnosc tutti erano con Walesa, Reagan, con Woytilia e stavano con qualsiasi movimento di protesta e di opposizione che si manifestava in questi paesi.
Non ebbero la decenza di prendere le distanza da Sacarov, autentico reazionario.
Ma si erano messi con Walesa figurarsi se non schierarsi con Sacarov.
Abbattuto il socialismo in questi paesi tutti questi signori non si sono più visti.
Come Walesa fanno fuggendo.
Il cuore di Ingrao non sanguina più e così quello di Rossanda, di Vittorio Foa, di Luciana Castellina e di Lucio Magri, Maria Antonietta Macciocchi, Tronti, Trentin, dei vari gruppi e circoli locali e degli stessi cinesi.
Dinanzi al più brutale sfruttamento, alla prostituzione a cui sono costrette le donne di quest’area geografica non c’è più cuore che sanguina; dinanzi al commercio degli organi, alla miseria ed alla disperazione, dinanzi alle morti per assideramento di donne, anziani non c’è più il cuore di Ingrao-Rossanda-Castellina-Foa; dinanzi alla feroce repressione che si abbatte sui quadri comunisti, alla disoccupazione, alla mafia russa che controlla l’economia russa, alla rapina delle materie prime di quest’area geografica, al suo utilizzo di discarica mondiale, dinanzi allo sfruttamento dei bambini non c’è più il cuore sanguinante, non ci sono più le alte grida di dolore.
“ il Manifesto” nell’edizione del 6. novembre non dedica neppure una riga a quanto avevano informato i tg nazionali del 5. novembre. 2001 sulla rete e sul criminale traffico scoperto dalla Polizia Italiana.
Ingrao… scrive poesie!!
Rossanda si ricorda che in gioventù – molti e molti decenni fa – in qualche momento di distrazione era stata antiamericana: ma che significa essere antiamericano? E’ una bestialità che solo la Rossana nella sua sconfinata ignoranza e grettezza culturale poteva tirar fuori!
La Macciocchi non si vede più in giro e così la Castellina e Lucio Magri.
Vittorio Foa rilascia intervista su di una sinistra liberale.
Trentin, Tronti fanno finta che il fatto non è il loro.
Sweezy e Bettelheim lasciano cadere la maschera già sul finire del 1985, quando candidamente dichiararono non essere quello mai stato un paese socialista.
I cinesi non parlano più delle condizioni di vita degli operai e dei lavoratori sovietici e dei popoli balcanici e non hanno interesse alcuno a finanziare gruppi e giornali locali che conducano lo stesso attacco contro l’U.R.S.S. ed i paesi socialisti dell’area balcanica.
Il fatto è che il loro compito era quello di creare un clima politico negativo attorno ai paesi socialisti, per consentire poi l’attacco, per isolarli e consentire a forze reazionarie di poter conquistare spazi in quegli Stati. Il loro compito era quello di contribuire all’abbattimento di Yalta. Essi costituivano cioè solo una variante tattica della più complessiva direttrice strategica di abbattere il socialismo in questi paesi, sfruttando difficoltà e problemi che qualsiasi società incontra, specie nelle fasi di transizione da uno stadio all’altro.
La verità è che tutti questi sono miseramente falliti assieme al sistema capitalistica di cui si facevano sostenitori. Essi costituiscono la punta dell’attacco della piccola borghesia e dei suoi sogni di porsi come mediana tra le due classi con le sue teorie del capitalismo senza i danni del capitalismo, ovvero il capitalismo dal volto umano.
Con il fallimento della restaurazione capitalistica sono falliti anch’essi.
Sono falliti loro e le loro teorie utopistiche.
Oggi tacciono e tacendo mostrano chiaramente, “ A dichiarazion di parte, inutilità di prove”, quali erano i loro veri intenti negli anni Settanta: contribuire all’abbattimento del socialismo in questi paesi. Ma la verità è ostinata, insegnava il grande Lenin, ed i fatti hanno dimostrato anche per questi dieci anni l’assoluto fallimento del capitalismo, della proprietà privata e del mercato, come abbiamo mostrato nella prima parte di questa relazione.
E’ tempo quindi di chiudere con questa canea reazionaria ed imparare da questa grande esperienza a saper ben distinguere gli amici ed i nemici, specie quelli che si presentano sotto la bandiera rossa e con il volto di amici.
Essi in questi venticinque anni hanno seminano a piene mani il veleno dell’anticomunismo.
Hanno avvelenato i nostri quadri con teorie socialdemocratiche e qualunquiste.
Hanno disarmato i quadri inculcando loro false ed erronee teorie sulla politica, la lotta di classe e la lotta per il socialismo. Hanno seminato a piene mani il democraticismo e false teorie sullo Stato, la democrazia, il Partito, hanno avvelenato i quadri di teorie borghesi anticomuniste ed antioperaie.
Si tratterà a partire da qui di sviluppare una critica serrata, micidiale, per armare i nostri quadri della teoria marxista e metterli in grado di adempire ai compiti che li attendono nella nuova fase di ripresa che si apre. Occorre cioè liberare il campo da teorie e concezioni che farebbero loro perdere tempo, che li farebbero attardare ad ascoltare questo o quello, invece di procedere speditamente sulla via della ripresa della lotta di classe. Ed a questo fine occorre che essi abbiano ben chiaro il fallimento del capitalismo e la superiorità del sistema socialista. Indubbiamente dovremo capire meglio alcune cose, ma in questa fase non ci si può attardare e meno che mai farci chiudere all’angolo dalle forze borghesi che dinanzi alla ripresa vorranno stringerci all’angolo con la storia dell’U.R.S.S.
Dovremo liberarci subito da questa stretta opponendo comunque il fallimento del sistema capitalistico in questi paesi e la superiorità del sistema socialista, come abbiamo dimostrato e documentato nella prima parte. Solo procedendo in avanti sulla via dell’Ottobre avremo modo di acquisire nuova esperienza, di capire meglio come si sono venuti a porre rapporti ed interdipendenze e quindi essere in grado di capire meglio le cose. Occorre qui tener sempre ben presente che la stessa classe della borghesia non ha mai capito il perché del suo abbattimento nella fase comunale, ossia nel periodo 1100-1350, e non lo capirà mai. Sarà Marx a farglielo capire. Essa giungerà al potere senza comprendere i motivi della sua disfatta sia della fase comunale e sia dell’arretramento del Seicento.
Essa leggerà molto del seicento come arretramento ed invece alla luce della metodologia marxiana si dimostra come quella era nella forma un arretramento, ma costituiva nella sostanza un poderoso passo in avanti. Costituiva cioè la costruzione di più solide fondamenta per la ripresa successiva, su cui si articolerà la rivoluzione inglese, americana e francese.
Oggi tutti questi signori si sono defilati.
Quello che occorre tener ben fermo è il loro fallimento.
La loro analisi e la visione dei processi si sono rivelati totalmente errati, mostrando di essere inaffidabili per il futuro. Con il fallimento del sistema capitalistico restaurato in U.R.S.S. e nei paesi socialisti balcanici è fallita tutta la loro visione e concezione. Essi hanno arrecato danni mostrandosi nemici del proletariato, del socialismo e dei popoli e strumenti della tattica dell’imperialismo.
La pratica ha finito per spazzarli via, riducendoli a fare poesie ed a decantare versi circa l’antiamericanismo, che di per sé è una teoria reazionaria.
E’ indubbio che occorre qui distinguere la critica e la tensione ideale e teorica che ha investito centinaia di migliaia di compagni e quadri negli anni Sessanta-Settanta-Ottanta, i contributi importanti che sono venuti da questi, e che costituisce un materiale prezioso che non va disperso, ma va ripreso, riorganizzato e sistematizzato da quanto i signori su elencati hanno detto e fatto.
In quella fase essi si confondevano, ed era difficile anche in alcuni momenti distinguere, con questo dibattito e questa tensione: ma adesso sono ben chiari i confini e gli intenti di questi, mentre resta in tutta la sua portata il contributo di idee che quadri vi hanno apportato.
Congresso Mondiale del Consiglio Internazionale di Amicizia e Solidarietà
con il Popolo Sovietico.
Abbiamo voluto ben fermare la critica a quanti in passato hanno detto ed oggi tacciono, proprio perché riteniamo valida la proposta che è stata avanzata al Meeting di Toronto del 21-23 settembre.
Si è tenuto Toronto in Canada dal 21 al 23 Settembre il Congresso Mondiale del
Consiglio Internazionale per l’Amicizia e la Solidarietà con il Popolo Sovietico.
Per motivi tecnici l’Istituto non è potuto essere presente, ma abbiamo dato da subito tutta la nostra adesione convinta a questa iniziativa sin da quando ci è stata proposta.
Il Congresso ha approvato varie risoluzioni:
sulla guerra in atto;
sulla libertà dei prigionieri politici, combattenti per il socialismo;
sul lavoro di agitazione verso i giovani;
sui veterani sovietici della seconda guerra mondiale;
sulla sovranità inviolabile della Repubblica democratica del Congo;
sulla solidarietà con i popoli della Palestina e dell’Iraq;
sulla solidarietà con il popolo colombiano contro la programmata aggressione;
sulla solidarietà con i prigionieri politici spagnoli in Francia;
sulla solidarietà con i prigionieri in Turchia;
risoluzione contro le iniziative imperialiste di interferenza e di guerra nei Balcani, Medio Oriente, Caucaso ed il Bacino del Mar Caspio.
Noi pensiamo che occorre dare forza e slancio a questa iniziativa di Toronto.
Due sono i motivi che ci spingono in tale direzione.
1. la necessità di sviluppare sostegno e solidarietà ai popoli dell’U.R.S.S. in lotta contro la restaurazione capitalistica. Contro di loro si sono concentrati gli sforzi politici, economici e militari dell’intero campo imperialista, che come si è visto persegue la linea dell’annientamento.
Non sta a noi stabilire quale sia la forza comunista in questi paesi, ma possiamo tramite questa associazione sviluppare sostegno e solidarietà alla lotta del proletariato e dei popoli dell’U.R.S.S. e dell’intera area balcanica.
2. E’ indubbio che un momento di sviluppo della ripresa è dato anche dallo sviluppo e dalla ripresa delle lotte del proletariato in U.R.S.S. e nell’intera area balcanica.
Ma noi abbiamo bisogno anche di estendere e rafforzare la critica al fallimento della restaurazione del capitalismo in questa area geografica. Abbiamo cioè bisogno di sviluppare una campagna di informazione attenta e puntuale sulle reali condizioni di vita e di lavoro, materiale e spirituale del proletariato e dei popoli di quest’area geografica e dell’U.R.S.S. in particolare. Questo ci risulterà di grande aiuto quando si tratterà di respingere l’offensiva capitalistica che dinanzi alla ripresa cercherà di ostacolarci tirando fuori la questione dell’U.R.S.S. mistificando ed ingannando e così costringendoci a difenderci o in ogni modo ad attardarci per rispondere loro. Se invece saremo n grado di sviluppare una raccolta di dati ed attorno a questa una campagna che documenta il fallimento ed i disastri della restaurazione capitalistica in U.R.S.S., ponendo accanto a questo anche quali erano le condizioni di vita prima del 1989 noi daremo un importante contributo alla ripresa e ci sottrarremo dall’attardarci.
Saremo, infine, anche in grado spazzare via dal nostro terreno quanti si sono dichiarati sin qui amici e verificare sul terreno della lotta di classe e della solidarietà di classe quanto sono amici e quanto nemici.
Infine noi abbiamo bisogno di rilanciare con forza, e porre bene al centro l’internazionalismo proletariato, che in questi ultimi dieci anni è stato totalmente abbandonato. Nei migliori dei casi al suo posto si è cercato di sostituire un asettico e pietistico concetto solidaristico, che è tutt’altra cosa dall’internazionalismo proletario.
Per tutti questi motivi noi proponiamo a questa assemblea di aderire al Consiglio Internazionale per l’Amicizia e la Solidarietà con il Popolo Sovietico, farsi promotore per marzo di una iniziativa di costituzione della sezione Italia, che abbia al centro e forza trainante i nostri quadri operai, i lavoratori e tutti i comunisti. Nella seduta di marzo sottoporremo al dibattito ed eventuale approvazione i documenti del Congresso Mondiale di Toronto, lo Statuto ed il Programma e quanto costituirà materiale dell’incontro di Marzo.